Manifesto -- Diario -- 2084 -- Honi soit qui mal y pense


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Socialismo, Patriottismo ed Antimperialismo: Propaganda e Coscienza

« Quanto più ha paura di perdere il controllo sul cervello di miliardi di persone in tutti gli angoli del mondo, tanto più aggressivamente urla, tira calci e ridicolizza se stesso. Non nasconde nemmeno più le intenzioni, che sono chiare: distruggere tutti [...] qualsiasi [...] Stato patriottico e indipendente. Silenziare tutti i media che dicono la verità.

La maschera cade e la faccia cancerosa della propaganda occidentale si svela. [...] All’improvviso è tutto allo scoperto. È spaventoso ma onesto. Questo è il nostro mondo. Questo è come s’è ridotta la nostra umanità. Questo è il cosiddetto ordine mondiale, o più precisamente, neocolonialismo.

L’occidente sa come massacrare milioni di persone e manipolare le masse. La sua propaganda è sempre stata dura (e ripetuta mille volte, non diversamente dalle pubblicità aziendali o dalle campagne d’indottrinamento fascista della Seconda Guerra Mondiale) [...] Non dimentichiamolo mai: [...hanno] assassinato e ridotto in schiavitù centinaia di milioni di esseri umani inermi e molto più avanzati, per secoli in tutto il mondo. A causa del talento nel lavaggio del cervello e nella manipolazione delle masse, [...hanno] commesso innumerevoli genocidi, rapine riuscendo a convincere il mondo che va rispettato e autorizzato a mantenere mandato morale [...]

L’occidente semplicemente non sembra capace di tollerare il dissenso. Richiede obbedienza piena e incondizionata, una sottomissione assoluta. Agisce da fondamentalista religioso e teppista globale. E per peggiorare le cose, i suoi cittadini sembrano essere così programmati od indifferenti o entrambi, che non capiscono ciò che i loro Paesi e “cultura” fanno al resto del mondo.

Sacrificherebbero uno, decine o centinaia di milioni di esseri umani solo per mantenere il controllo sull’universo? Sicuramente lo farebbero! L’hanno già fatto in diverse occasioni e senza pensarci due volte, senza rimpianti e senza pietà. La scommessa dei fondamentalisti occidentali è che il resto del mondo sia molto più decente e assai meno brutale da non poter sopportare un’altra guerra, un’altra carneficina, un altro bagno di sangue; che piuttosto si arrenda, rinunci ai propri sogni su un futuro migliore, invece di combattere e difendersi da ciò che appare sempre l’inevitabile aggressione militare occidentale.

Tali calcoli e “speranze” dei fanatici occidentali sono falsi. I Paesi che ora vengono minacciati ed intimiditi sono ben consapevoli di cosa aspettarsi se si arrendono alla pazzia occidentale e agli imperialisti. La gente sa, si ricorda cosa vuol dire essere schiavi. La Russia di Eltsin, crollata, fu saccheggiata dalle multinazionali occidentali, sputata faccia dai governi europeo e nordamericano; ebbe l’aspettativa di vita scesa ai livelli dell’Africa sub-sahariana.

Il fascismo fu visto, affrontato e fermato. [...] I popoli ora vedono e ricordano. Cominciano a ricordare chiaramente cosa gli è successo. Iniziano a capire. Sono incoraggiati. Comprendono chiaramente che la schiavitù non è l’unico modo di vivere.

La coalizione anti-occidentale o più precisamente anti-imperialista è ora solida come l’acciaio. Perché è una grande coalizione di vittime, di popoli che sanno cos’è lo stupro e il saccheggio, cosa sia la distruzione completa.

[...sanno] che il mondo giudicherà presto l’occidente, per i secoli di crimini che ha commesso contro l’umanità. Sa che la guerra dei media sarà vinta da “noi”, non da “loro”. »

Andre Vltchek, traduzione di Alessandro Lattanzio

Stirnerismo, moralismo e spritualismo liberal post-sessantottino

« [...] chi è, in terzo luogo, la persona della «nostra colpa»? Forse il figlio di proletari, che viene al mondo scrofoloso, che è allevato con l’oppio, che a sette anni è mandato in fabbrica? Forse l’operaio isolato, al quale qui si chiede di «ribellarsi» con le sue sole forze contro il mercato mondiale? Forse la ragazza che deve morire di fame o prostituirsi? No, è soltanto colui che cerca «in se stesso» «tutta la colpa», ossia la «colpa» di tutta la situazione attuale del mondo, cioè, ancora una volta, nessun altro che Jacques le bonhomme stesso [Stirner]: «È il fenomeno antico» dell’esame di coscienza e della penitenza cristiana in forma germanico-speculativa, nella fraseologia idealistica, in cui io, l’io reale, non debbo mutare la realtà, ciò che posso fare solo insieme con altri, ma debbo mutare me in me stesso. »

Marx, "L’ideologia tedesca", Editori Riuniti, Roma, 1975, pag. 194, rispondendo a Stirner, che attribuiva agli oppressi la curiosa mania di dar la colpa dell’oppressione alla società anziché a se stessi.

Pessimismo Cosmico e Cosmismo

« Nobil natura è quella ch’a sollevar s’ardisce gli occhi mortali incontra al comun fato [il passo successivo di questa intuizione comunitarista, dovrà essere il riconoscere la struttura in classi stessa come la manifestazione con cui l'alienazione si maschera da processo "naturale", ndr], e che con franca lingua, nulla al ver detraendo, confessa il mal che ci fu dato in sorte, e il basso stato e frale; quella che grande e forte mostra sé nel soffrir, né gli odii e l’ire fraterne, ancor piú gravi d’ogni altro danno, accresce alle miserie sue, l’uomo incolpando del suo dolor, ma dà la colpa a quella che veramente è rea, che de’ mortali madre è di parto e di voler matrigna [il portare l'attenzione dalla condizione oggettiva in cui si trova l'umanità, tramite il moralismo applicato alla comunità sociale per intero, aggrava la lotta per la vita dell'umanità, ndr]. Costei chiama inimica; e incontro a questa congiunta esser pensando, siccom’è il vero, ed ordinata in pria l’umana compagnia, tutti fra sé confederati [solidarietà alle base del socialismo: la Natura si manifesta anche come ordine sociale in classi?, ndr] estima gli uomini, e tutti abbraccia con vero amor, porgendo valida e pronta ed aspettando aita negli alterni perigli e nelle angosce della guerra comune. Ed alle offese dell’uomo armar la destra, e laccio porre al vicino ed inciampo, stolto crede cosí, qual fora in campo cinto d’oste contraria, in sul piú vivo incalzar degli assalti, gl’inimici obbliando, acerbe gare imprender con gli amici, e sparger fuga e fulminar col brando infra i propri guerrieri [divite et impera, ndr]. Cosí fatti pensieri quando fien, come fur, palesi al volgo; e quell’orror che primo contra l’empia natura strinse i mortali in social catena [la Natura è sempre stata la divinità che crea la pessima condizione umana e a cui l'Uomo resiste nella sua unità spirituale ed ontologica, ndr] fia ricondotto in parte da verace saper [fondazione materiale della conoscenza, ndr], l’onesto e il retto conversar cittadino, e giustizia e pietade altra radice avranno allor che non superbe fole [che porta alla fondazione materiale dell'etica, col superamento del moralismo], ove fondata probità del volgo cosí star suole in piede quale star può quel c’ha in error la sede. »

Giacomo Leopardi, La ginestra, 1936

PARAFRASI

« Uno spirito nobile è quello che ha il coraggio di sollevare i propri occhi mortali contro il destino comune, e che con parole oneste e sincere e senza nulla togliere alla verità, e confessa il male che ci è stato assegnato, e la nostra condizione meschina e fragile; una natura nobile è quella che mostra sé coraggiosa e forte nella sofferenza, e che non aggiunge alle sue sciagure né gli odi né le violenze tra simili, che sono ancora più gravi del resto, dando la responsabilità all’uomo del suo dolore, ma dà la colpa alla natura che è davvero colpevole, e che per gli uomini è madre per il parto e matrigna per come ci tratta. L’umanità definisce questa come nemica; e pensando di essere, com’è vero, unita e schierata contro di lei, ritiene tutti gli uomini confederati tra loro e tutti li stringe in un abbraccio con vera partecipazione, offrendo ed aspettando un valido e rapido aiuto nelle alterne difficoltà e nelle sofferenze della comune lotta. E crede che sia stolto armare la propria mano per le offese dell’uomo, e gettare un tranello e tramare un danno contro il proprio vicino, così come sarebbe stupido, in un campo di battaglia circondato dai nemici, nel momento più feroce dell’assalto, dimenticando i nemici, intraprendere con i commilitoni duri battibecchi e disseminare la fuga o tirare colpi di spada tra i propri guerrieri. Quando considerazioni di questo tipo saranno, come lo sono state in passato, evidenti a tutti; e quando il terrore che per primo unì gli uomini contro la natura malvagia in una catena di solidarietà, quando il discorso pubblico onesto e retto sarà in parte recuperato dal vero sapere, allora la giustizia e il senso di pietà avranno un’altra radice che non l’ottusa fede, sulle cui fondamenta la mentalità del popolo è solita star in equlibrio come può stare chi ha il proprio appiglio nell’errore. »

Alle falde del Vesuvio

« A queste piagge venga colui che d’esaltar con lode il nostro stato ha in uso, e vegga quanto è il gener nostro in cura all’amante natura. E la possanza qui con giusta misura anco estimar potrá dell’uman seme, cui la dura nutrice, ov’ei men teme, con lieve moto in un momento annulla in parte, e può con moti poco men lievi ancor subitamente annichilare in tutto. Dipinte in queste rive son dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive »

Giacomo Leopardi, La Ginestra, 1836

« Nemica mortale di tutti gl’individui d’ogni genere e specie, ch’ella dà in luce... comincia a perseguitarli dal punto medesimo in cui li ha prodotti » Giacomo Leopardi, Zibaldone dell’11 aprile 1829

Morale, dialettica e negatività

Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι µᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς

« E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce »

Giovanni, III, 19

Teoria Politica: Materialismo Storico e Fenomenologia dell'Antifascistismo Liberal

CRITICA MARXIANA AI FONDAMENTI TEORICI DELLA MODERNA «SINISTRA CULTURALE»

Pasolini a Moravia

Premesse

La critica muove dalle considerazioni espresse dal collettivo di scrittori Wu Ming, ed è volta a far emergere il problema dell'abbandono degli strumenti di critica caratterizzanti l'avanguardia del movimento operaio e la storica attività politica dei partiti di ispirazione socialista e marxista.

Questo progressivo abbandono del metodo marxiano è constatabile in tutta l'intellighenzia e in tutti i partiti di sinistra, progressivamente, nell'arco dei les trente glorieuses, ossia nei tre decenni seguenti la seconda guerra mondiale; durante la contrapposizione al blocco sovietico, l'area d'influenza atlantista agisce tanto per minare dalle fondamenta la cultura da cui nasceva la resistenza anticapitalista ed anti-imperialista1, quanto si adopera per far percepire il modo di produzione capitalistico come miglior sistema in grado di produrre benessere diffuso; benessere che risulterebbe compatibile con l'ordine vigente strutturato in classi, riuscendo a temperare le disuguaglianze e favorendo la mobilità sociale. In tutte le zone di influenza atlantica, viene concessa l'attuazione delle riforme strutturali di carattere socialista prodotte dalle politiche economiche keynesiane; politiche economiche e sociali che nelle democrazie costituzionali moderne sono più o meno inderogabilmente prescritte per la realizzazione della democrazia in senso sostanziale.2

Questo contesto di stallo tra blocchi di influenza geopolitica obbligava quindi il blocco capitalista a dover "concedere dall'alto" - invece che "imporre dall'alto" come in URSS3 - riforme di carattere socialista: se le riforme strutturali progressive potevano essere frenate o bloccate tramite accordi di libero scambio (come ad es. la CEE/UE in Europa) e il controllo, diretto o indiretto, delle banche centrali (tramite, ad es. "le strette monetarie"), la presa di coscienza possibile dalla socializzazione dell'istruzione e della partecipazione politica dei lavoratori veniva sedata da ciò che fu chiamato "consumismo".

Il consumismo è marxianamente interpretabile come ideologia sovrastrutturata a fasi economiche espansive volta ad impedire coscienza democratica e di classe: la società dei consumi - prodotto della debordiana società dello spettacolo e non delle politiche keynesiane volte alla piena occupazione e all'espansione della domanda aggregata (v. relazione con "consumo di massa") - ha permesso di mantenere ed aumentare il controllo delle coscienze e l'alienazione delle classi subordinate fintanto che non si fosse presentata l'opportunità di produrre metodi di oppressioni più "paretianamente efficienti". (In cui fosse possibile mostrare il volto reale del capitalismo liberale).

Questa opportunità si presenta con la vittoria della "guerra fredda" che trova i suoi prodromi in quel processo globale di regresso sociale e politico che, dalla fine degli anni '60, per tutti gli anni '70, e trionfalmente, negli anni '80 del '900, viene chiamata la "controrivoluzione neoliberale".

La cultura ed i dogmi liberali tornano ad essere preponderanti e diffusi mediaticamente, fino ad assumere una forma totalitaria dopo la distruzione e il saccheggio del blocco socialista tra la fine degli anni '80 e la fine degli anni '90.

La sinistra culturale e politica abbandona il socialismo per abbracciare il liberalismo ottocentesco: la globalizzazione finanziaria e culturale segna il passo al totalitarismo del pensiero liberale in gran parte del pianeta.

Pier Paolo Pasolini

Date queste premesse di massima secondo un quadro storico basata su una sintetica analisi materialistica della Storia, prendiamo in esame le argomentazione del collettivo Wu Ming, cercando di coglierne il pensiero sottostante e le categorie ideologiche usate per produrre le analisi che vengono abitualmente spinnate nei circuiti di controinformazione e nel movimentismo "di sinistra".

Le breve considerazioni di Pasolini a Moravia non necessitano di particolari sforzi ermeneutici: Pasolini constatava la rabbia, il livore, con cui certe manifestazioni di piazza si esprimevano su temi storicamente decontestualizzati come il generico richiamo alla lotta antifascista.

La tesi è immediata: le manifestazioni di piazza con bandiera "antifascista" promuovono una conflittualità del tipo divide et impera volta a vincolare la lotta e la coscienza di classe.

In particolare, l'aggettivo "rabbioso" denota innanzitutto un certa irrazionalità che si accompagna ad altrettanta mancata coscienza [falsa coscienza] rispetto ad un disagio realmente percepito che trova sfogo "nelle piazze".

La forma [la sovrastruttura istituzionale ed ideologica] "fascista" del dominio delle classi egemoni non esiste più dagli anni Quaranta, il fascismo è "finito", quindi l'oggetto delle rivendicazioni "antifasciste" va chiarito: la medesima struttura economica [il capitalismo liberale] che produsse il nazifascismo si presenta nella forma ideologica del consumismo.

NOTA: innanzitutto le istituzioni naziste, fasciste, ma anche franchiste e, in genere, le grandi dittature militari del '900, nascevano con fini dichiaratamente antisocialisti, per governare cicli economici recessivi tramite politiche di austerità (Italia del primo dopoguerra, Germania dopo la crisi del '29). Il carattere totalitario del fascismo e del nazismo prevedeva una forte retorica a carattere populista, in cui demagogicamente si mischiavano elementi retorici socialisti uniti alla dottrina morale liberale e conservatrice. Questo mix-ideologico cosmetizzava feroci politiche liberiste e redistributive verso il grande capitale. Il liberismo consente l'intervento statale volto alla piena occupazione solo in senso militarista ed imperialista: altrimenti lo Stato liberale interviene in economia soltanto per socializzare le perdite. Con la controrivoluzione liberale e la shock doctrine, come nel caso del regime cileno retto da Pinochet, il partito-milizia perde qualsiasi veste politica, rimangono a governare dei militari che impongono con la violenza le riforme strutturali volute dal grande capitale transnazionale. Lo Stato minimo va a coincidere con lo Stato-apparato tout court e qualsiasi forma di Stato sociale viene smantellata.

La manipolazione delle coscienze e le ricette farmacologiche da somministrare al corpo e allo spirito dei moderni lotofagi, permette di sedare le classi oppresse e alienate: quando la padoa-schioppana durezza del vivere passa una certa soglia, un regime repressivo a carattere militare e poliziesco può essere necessario per mantenere l'ordine.

Queste appena sintetizzate derivano da classiche analisi del fascismo e delle forme dispotiche del dominio borghese secondo la concezione materialistica della Storia.

La analisi dei Wu Ming...

« Repetita iuvant: in questo periodo, quando scrive polemicamente degli «antifascisti», Pasolini si riferisce alla classe politica, alla DC e ai suoi alleati di governo, nominalmente antifascisti ma cinici nel giocare di sponda col neofascismo e nel capitolare di fronte al «nuovo fascismo» neocapitalista. »

Che ripetere aiuti, lo diceva pure Goebbels: bisogna però capire CHI si aiuta ripetendo questo frame.

Quale frame? Quello per cui esisterebbe uno ed un solo antifascismo morale che si contrappone ad un antitetico fascismo morale, antropologico. Archetipo di tutte le oppressioni. E, come tutti gli idealismi moralistici che non considerano l'impersonalità del primum agens della storia, ossia il contesto sociale prodotto dal sistema economico, questo atteggiamento moralistico "antifascistista" divide la specie umana in buoni e cattivi. Proprio con l'uso dei medesimi archetipi della propaganda di regime.

L'antifascismo cosciente di Pasolini è il medesimo di quello dei Wu Ming e della quasi totalità della sinistra post-moderna?

Innanzitutto Pasolini - che come gran parte degli intellettuali socialisti della seconda metà del novecento, si limita ad analisi "sovrastrutturali" - comunque si muove all'interno del materialismo storico. E cosa afferma? Il "nuovo fascismo" non ha nulla a che fare con i gruppi chiamati "neofascisti" al servizio, consapevolmente o meno, del capitale. L'ideologia che il capitalismo ha diffuso in modo totalitario, non è quella "fascista", anzi. Quella "fascista" viene equiparata ideologicamente a quella "comunista", e viene promosso il liberalismo come sinonimo di forma politica democratica al posto di socialismo. Le strutture atlantiste infatti finanziarono tutti gli autori che non facevano analisi strutturali nel distinguere le varie forme di autoritarismo poliziesco, da George Orwell alla Arendt, da Popper a Calvino. Con la sorosiana "società aperta e i suoi nemici" si propaganda il frame fondamentale del neoliberalismo: gli opposti estremismi portano al totalitarismo, l'elettore mediano vuole la moderazione che sta "in mezzo". Pasolini infatti intuisce immediatamente il legame tra strategia della tensione ed "opposti estremismi" come "arma di distrazione" dalla forma ideologica in cui il "nuova fascismo" stava tornando insieme a nuove istituzioni oppressive: il consumismo. "Consumismo" che cosmetizzerà le riforme strutturali neoliberali, e l'ennesima globalizzazione finanziaria.

I riferimenti al "fascismo storico" di certi gruppuscoli di facinorosi risulta quindi, ieri come oggi, puramente strumentale a « distrarre ».

Pasolini è chiarissimo.

Infatti il funzionalismo (by stealth) del neoliberismo continentale non fu assolutamente percepito dalle masse, e, quando Berlinguer, dirigente di uno dei maggiori partiti comunisti europei iniziò a parlare di questione morale, di austerità e di risanamento dei conti pubblici, non ci furono grandi sommovimenti popolari.

Mentre gli antifascisti buoni andavano a caccia dei fascisti cattivi, la grande borghesia internazionale metteva le condizioni strutturali per spazzare via le conquiste sociali inserite nelle costituzioni antifasciste. (In USA e in UK lo smantellamento dello Stato sociale e il vincolo della piena occupazione avvenuti con Reagan e Thatcher non incontravano la resistenza delle moderne costituzioni rigide: in continente è stato necessario il succedersi di SME, Maastricht e del "Reagan europeo", ovvero la "moneta unica", l'euro).

La Storia diede ragione a Pasolini, documentando il progetto Gladio e l'infiltrazione ai vertici di tutti i maggiori gruppi terroristici europei (anche) di sinistra.

Questo dovrebbe essere patrimonio comune dell'intellighenzia di sinistra.

ADORNO

...l'orrore della falsa coscienza: quando si sceglie di diventare propagatori di quadri cognitivi del capitale globalizzato.

« ...il fascismo è espressione di un'atroce nevrosi... »

Ora, se un qualsiasi intellettuale di spessore vicino al materialismo storico, per quanto "eterodosso" per attitudine professionale e funzione sociale, pensasse al fascismo come ad una «nevrosi», sarebbe piuttosto preoccupante, almeno che questi non stia parlando per «allegorie» come chiaramente fa Pasolini e come pare il collettivo Wu Ming sembra riconoscergli.

Quindi, sistematizzando il pensiero in modo organico e materialisticamente fondato, approfondiamo l'atteggiamento divulgativo dell'articolo preso in esame.

In Pasolini il momento dell'intellettuale e dell'artista, per quanto intrecciati, sono ovviamente distinti: l'artista lavora sulle sovrastrutture, ma, l'intellettuale con coscienza politica e morale, è consapevole che ha a che fare con "dei sintomi" prodotti dall'impersonale struttura economica da cui la stessa "borghesia" trova immediati interessi materiali ma, al contempo, trova la causa della propria « coscienza infelice ».

Il problema della mancanza di coscienza storico-politica si evince chiaramente dalle analisi dei Wu Ming che, putacaso, si manifesta sistematicamente con un sostegno diretto o indiretto della propaganda del capitale atlantista; Adorno, che si occupava sì soprattutto di sovrastrutture, ma che era un pensatore che si muoveva all'interno del paradigma analitico marxiano, scriveva sulla questione:

«Ancora in piena prosperità, addirittura in una fase di temporanea carenza di forza-lavoro, nel suo intimo la maggior parte delle persone si ritiene probabilmente potenzialmente disoccupata, destinataria di benefici e quindi, a maggior ragione, oggetto e non soggetto della società: questo è il motivo senz'altro legittimo e ragionevole del loro disagio. ».

Per Adorno la vulnerabilità psicologica al fascismo non deriva da una qualche tara caratteriale, individuale o collettiva, ma dalla frustrazione di legittimi interessi vitali dei soggetti ad opera del sistema economico. Isolamento, angoscia, insicurezza, alienazione dipendono da un'economia - politicamente incontrollabile - che produce precarietà.

« Che il fascismo continui a esistere; che la tanto citata elaborazione del passato fino ad ora non sia riuscita degenerando nella sua caricatura, il vuoto e freddo oblìo, dipende dal fatto che esistono ancora i presupposti sociali oggettivi che hanno prodotto il fascismo. Nella sua essenza, non lo si può ricondurre a una predisposizione soggettiva. L'ordinamento economico e, sul suo modello, anche l'organizzazione economica in senso lato, spinge la maggioranza, oggi come in passato, alla dipendenza da condizioni sulle quali non ha voce in capitolo, e ad uno stato di minorità. Se vogliono vivere non resta loro altro che adeguarsi alle condizioni date, piegarsi; devono cancellare proprio quella soggettività autonoma alla quale si appella l'idea di democrazia, possono preservarsi solo rinunciando a se stessi. Smascherare il contesto di accecamento esige da loro proprio quel doloroso sforzo di conoscenza che viene impedito dalle strutture della vita, non ultima la totalizzante industria culturale. La necessità di un tale adeguamento, che conduce all'identificazione con l'esistente, il costituito, con il potere in quanto tale, crea il potenziale totalitario. Esso viene rafforzato dall'insoddisfazione e dalla rabbia che proprio la costrizione all'adeguamento produce e riproduce. Poiché la realtà non soddisfa quella autonomia, in ultima analisi quella possibile felicità che il concetto di democrazia in realtà prospetta, essi assumono un atteggiamento di indifferenza nei confronti di queste istanze, se non addirittura, intimamente, di odio. »

Questo però non vuol dire nemmeno che il potenziale fascista si traduca in atto a causa di uno spontaneo scatenamento di "forze profonde", nemmeno in una versione teorica "light" che ammetta una connessione della loro genesi con un contesto economico-sociale storicamente specifico. Infatti:

« La cosiddetta psicologia del fascismo è sostanzialmente prodotta dalla manipolazione. Ciò che ingenuamente si considera la «naturale» irrazionalità delle masse è il prodotto di tecniche razionalmente calcolate. Questa intuizione può aiutarci a rispondere al quesito se il fascismo, come fenomeno di massa, possa essere spiegato semplicemente in termini psicologici. Mentre è fuor di dubbio che esiste, nelle masse, una potenziale ricettività al fascismo, è altrettanto certo che la manipolazione dell'inconscio, il tipo di suggestione che Freud spiega in termini genetici, è indispensabile ai fini della attualizzazione di tale potenziale. Ma questo conferma l'assunto che il fascismo non costituisce, in realtà, un problema psicologico, e che ogni tentativo di spiegare psicologicamente le sue radici e la sua funzione storica si colloca al livello delle ideologie, come quella delle «forze irrazionali» diffusa dal fascismo stesso. Sebbene indubbiamente l'agitatore fascista riprenda determinate inclinazioni intrinseche a coloro cui si rivolge, egli lo fa in qualità di agente di potenti interessi economici e politici. Non sono le predisposizioni psicologiche a provocare veramente il fascismo; il «fascismo», in realtà, indica un campo psicologico che può essere sfruttato con successo da quelle forze che lo alimentano per motivi di interesse tutt'altro che psicologici. Ciò che avviene quando le masse sono prese dalla propaganda fascista non è l'espressione spontanea e primordiale di pulsioni e istinti, bensì una rivitalizzazione per così dire scientifica della loro psicologia - la regressione artificiale descritta da Freud nella sua disamina delle masse organizzate. La psicologia delle masse è stata sequestrata dai loro capi e trasformata in uno strumento atto a dominarle. »

« Lungi dall'essere la fonte del fascismo, la psicologia è diventata uno degli elementi di un sistema imposto dall'alto il cui carattere totalizzante è reso necessario dal potenziale di resistenza delle masse - cioè dalla loro razionalità. »

Adorno tende a considerare le masse, nonostante l'alienazione in cui il capitalismo le getta, tendenzialmente più capaci che incapaci di riconoscere i propri interessi, anche se magari in modo confuso.(iv)

Ossia, va studiata la psicologia perché certi interessi economici, nell'impossibilità di raccogliere il consenso sulla base della persuasione razionale della maggioranza che sarà penalizzata dalle politiche a loro gradite, dovranno ricorrere a forme di manipolazione psicologica.

Il discorso è lineare: per antifascismo Adorno intende una critica al capitalismo, alle tecniche di manipolazione di massa e agli interessi che le praticano, non certo a chi ne è la vittima.

Esattamente al contrario, avendo come presupposti l'immodificabilità degli assetti economici – "non ci sono alternative" – e l'indiscutibilità, o, ancora meglio, l'invisibilità, degli interessi che li sostengono, l'"analisi" psicologica dall'antifascistismo neoliberale non può che risolversi nell'accusa di difettosità individuale o di irrazionalità delle masse che, non a caso, è lo stesso argomento usato dal fascismo per negare la capacità di autodeterminazione democratica; mai si risolve in un'analisi sociale.

Ossia, lungi dall'essere un effettivo strumento di analisi, è essa stessa una forma di manipolazione.

Come coglie perfettamente Guilluy sulla funzione del nuovo antifascismo/antipopulismo:

« hyper fort dans les milieux académiques ». « On ne prend pas au sérieux ce que disent les gens. Et là, toute la machinerie se met en place. Parce que l'aveuglement face aux revendications des classes populaires se double d'une volonté de se protéger en ostracisant ces mêmes classes populaires. La posture de supériorité morale de la France d'en haut permet en réalité de disqualifier tout diagnostic social. »

L'antifascismo storico mai ha negato che chi faceva da massa di manovra, o elettorale, al fascismo avesse delle rivendicazioni legittime, di cui il fascismo si appropriava demagogicamente.

« L'antifascisme est devenu une arme de classe, car elle permet de dire que ce racontent les gens n'est de toute façon pas légitime puisque fasciste, puisque raciste. La bien-pensance est vraiment devenue une arme de classe. »

Coerenti i "rimedi" che vengono indicati dalla sinistra neoliberale: il poliziotto buono (antifascistista) sosterrà che ci vuole l'"educazione".

Sul punto non si può che essere d'accordo: ma in che modo?

Un democratico in senso socialista e marxiano, promuoverà una comprensione critica degli assetti economico-politici e delle tecniche persuasive usate per imporli nella mente delle masse; il poliziotto cattivo, il neoliberale "di destra", potrà propagandare - chiudendo totalitaristicamente la finta dialettica con la sinistra neoliberale - dall'invito all'emigrazione a quello all'eutanasia per i lavoratori "difettosi", accompagnando i proseliti con proposte di abolizione del suffragio universale data l'urgenza - «Fate presto!» - di arginare gli effetti disastrosi dell'irrazionalità plebeo-popolare - «il populismo!».

Bensoussan scrive:

« Ora, i «campi» [di lavoro e di sterminio] sono un'esperienza fondamentale della nostra modernità. Essi hanno aperto nella tradizione politica occidentale una breccia che non si può richiudere. Il sistema dei «campi», e ciò che l'ha generato, indica sempre che l'uomo è di troppo. Questo progetto nichilista non è scomparso nel 1945. Si è trasformato. Il nostro presente resta infestato da questo veleno, l'uomo continua a essere di troppo, come dimostra ogni giorno l'ordine economico che dovrebbe garantire la nostra sopravvivenza. »

Il conclamato rapporto tra movimenti ecologisti e malthusianesimo gettano una tetra luce sulla natura dell'antifascistismo e sul rapporto con la "sinistra verde". Ma non si vuole insistere oltre.

In questo quadro appena dipinto, la sinistra si aggiungerà al coro della presunta irrazionalità del popolo echeggiando rabbiose accuse di fascismo, di razzismo, d'ignoranza, d'infantilismo, d'incapacità delle masse di adattarsi alle "sfide" della globalizzazione e delle sue opportunità "rivoluzionarie", o, magari, riecheggiando il mantra della seduzione della classe politica corrotta che ha fatto vivere le plebi «al di sopra dei propri mezzi»; ma la sostanza è sempre la barbara accusa nietzschiana di ressentiment.(v)

In conclusione, come spesso accade col neoliberismo ossimoricamente «progressista», al di là dalle somiglianze formali con le presunti fonti - in questo caso la scuola di Francoforte - se ne sta operando il completo rovesciamento.

E questo operazione di "rovesciamento" è quella prodotta totalitaristicamente dal capitalismo liberale.

Non ci si stupisca poi di come la "malvagità del banale" venga retuittata a raffica dai bot del sistema a cui - nel tribalismo dell'appartenenza fine a se stessa - ci si propone come antagonisti.

IlCosmista


¹ "La guerra fredda culturale. La Cia e il mondo delle lettere e delle arti": Charles Burton Marshall denuncia «un meccanismo di coordinamento», un apparato che stabilisce «la grande importanza di azioni rapide ed efficaci nel dare impulso alla creazione e diffusione delle idee», e che pronostica «un movimento intellettuale di lunga durata» come risultato di queste iniziative, allo scopo non solo di contrastare il comunismo, ma anche di «spezzare, in tutto il mondo, gli schemi dottrinari di pensiero» che forniscono una base intellettuale a «dottrine ostili agli obiettivi americani».

² La crisi del'29 e la successiva guerra mondiale segnavano la fine del liberalismo economico e il rifiuto della democrazia formale associata allo Stato liberale in favore della socializzazione economica keynesiana integrata allo Stato sociale sul modello del rapporto Beveridge. L'improponibilità del modello liberale ottocentesco obbliga le classi dominanti a permettere un percorso progressivo che comporta la graduale socializzazione del potere economico e politico.

³ Si noti che secondo la dottrina marxiana, il socialismo, per realizzarsi compiutamente, deve essere una conquista di un ceto che si emancipa dalla subalternità grazie alla diffusione di coscienza: quindi, il rivoluzionamento dell'ordine esistente deve per necessità nascere da una presa di coscienza talmente diffusa che questa classe diventi politicamente e culturalmente egemone: la democrazia sostanziale, universalmente partecipata, intesa come la socializzazione del potere economico contestualmente alla socializzazione del potere politico, si deve necessariamente realizzare come rivendicazione cosciente "dal basso". Le forme di socializzazione nei vari regimi capitalistici, quanto in quelli marcatamente collettivisti, sono avvenute rispettivamente o come necessitata concessione dell'élite economica (cfr. Beveridge), o come imposizione dell'élite politica: ovvero sono sempre avvenute, a causa delle concrete realtà storiche, "dall'alto".

iv Molti tra i recenti risultati elettorali non sembrano proprio falsificare tale ipotesi.

v Slogan propinato non da "un'unica chiesa" che va da Che Guevara a Madre Teresa, ma da Michele Boldrin a Checco Zalone.

L'antifascisme

« hyper fort dans les milieux académiques ». « On ne prend pas au sérieux ce que disent les gens. Et là, toute la machinerie se met en place. Parce que l'aveuglement face aux revendications des classes populaires se double d’une volonté de se protéger en ostracisant ces mêmes classes populaires. La posture de supériorité morale de la France d’en haut permet en réalité de disqualifier tout diagnostic social.»

« L'antifascisme est devenu une arme de classe, car elle permet de dire que ce racontent les gens n'est de toute façon pas légitime puisque fasciste, puisque raciste. La bien-pensance est vraiment devenue une arme de classe »

Christophe Guilluy

Morale e Moralismo:

« Raccomandare agli uomini la morale, supponendone o ignorandone le condizioni, ecco quale fu fin ad ora la mira ed il genere di argomentazione di tutti i catechisti. Riconoscere che queste condizioni son date dal circostanziato ambiente sociale, ecco ciò che i comunisti contrappongono all’utopia ed alla ipocrisia dei predicatori di morale. E in quanto vedono nella morale, non un privilegio di predestinati, né un dono della natura, ma una resultante della esperienza e della educazione, essi riconoscono la perfettibilità umana per ragioni ed argomenti che, sono, dirò, più morali ed ideali di quelli che furono di solito e spensieratamente accampati dagli ideologisti »

Antonio Labriola

Dottrina Monroe ed Euronazismo

« [...] Noi possiamo leggere, per esempio, sotto la penna di uno dei più smaccati servitori della borghesia francese di oggi, il Malraux, frasi di questo genere: “L'uomo diventa tanto più uomo quanto meno è unito al suo paese”. Anche la propaganda hitleriana era basata come quelle americana di oggi, su questo stesso dualismo. Il popolo tedesco, parlava di sé come un popolo eletto, popolo destinato a dominare il mondo; quando si rivolgeva agli altri popoli, parlava viceversa di europeismo.

Io vorrei ricordare in questa nostra discussione le parole che scrisse nel 1941 un eroe e un martire della Resistenza francese a questo proposito, in una delle riviste più autorevoli della cultura francese, “La Pensée”. Leggo parole che Giorgio Politzer scriveva su un fascicolo clandestino de “La Pensée Libre” nel 1941 e che si attagliano al caso nostro.

Noi non abbiamo bisogno - diceva parlando in polemica con gli hitleriani e interpretando il concetto hitleriano - “non abbiano bisogno di tante nazionalità in Europa. La loro esistenza è perfettamente assurda. Dal punto di vista “dell'organizzazione razionale dell'industria” due nazionalità sono sufficienti, una per gli sfruttatori e una per gli sfruttati, una per i padroni e l'altra per gli schiavi. Francesi, Belgi, Olandesi, Russi, Polacchi, Cechi, Serbi, Bulgari, Sloveni, Croati, Rumeni, Albanesi, Bosniaci, Ungheresi, Turchi, Norvegesi, Svedesi, Danesi, Finlandesi, Portoghesi, Inglesi e anche Italiani e Spagnoli, costituiscono un lusso. È necessario capire.

Questi popoli hanno il loro assurdo sentimento nazionale e le loro assurde aspirazioni patriottiche. Poiché è bene il termine “assurdo” che bisogna adoperare. Ne risultano perturbazioni nella produzione, quindi una diminuzione di rendimento.... Le cause di spreco e di “diminuzione di efficienza”, che rappresentano il sentimento nazionale e le aspirazioni patriottiche degli schiavi devono dunque essere eliminate.

Per sopprimere le lotte nazionali bisogna sopprimere le nazioni. Bisogna dunque che “la tecnica tedesca di provata superiorità” intervenga per creare, dopo il piatto unico per i tedeschi, la nazionalità unica per i popoli oppressi.

A titolo di consolazione, questa nazionalità unica destinata agli schiavi può chiamarsi “la nuova nazionalità europea” [...] »

LELIO BASSO, Il discorso di Lelio Basso (13 luglio 1949), in “Il dibattito sul Consiglio d’Europa alla Camera dei deputati”, Mondo Operaio, 10 settembre 1949, n. 41, 3-4.


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